Un’esperienza all’Auditorium di Milano: “L’uccello di fuoco” di Stravinskij

All’auditorium per un concerto per le classi 2D e 3D dell’indirizzo musicale della Pertini

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Un’esperienza all’Auditorium di Milano: “L’uccello di fuoco” di Stravinskij 

All’auditorium per un concerto per le classi 2D e 3D dell’indirizzo musicale della Pertini 

Per quanto buone siano le casse, l’esperienza della musica dal vivo è ineguagliabile: si sente proprio l’onda sonora che ci raggiunge e coinvolge, lasciandoci senza fiato. Se anche una persona dichiara di non aver passione o conoscenza della musica, dal vivo vivrà un’esperienza che non coinvolge solo l’udito, ma diventa multisensoriale, con un coinvolgimento emotivo ma anche fisico… lo dicono i piedi o le mani che non riescono a fare a meno di segnare il tempo! 

Allora portare i nostri ragazzi a sentire un concerto è offrire loro un modo diverso di ascoltare… se poi sono ragazzi che già amano la musica, il risultato è garantito! 

Le classi seconda e terza dell’indirizzo musicale sono infatti andate all’Auditorium di Milano a sentire “L’uccello di fuoco” di Stravinskij, dove la storia, suonata dall’orchestra dal vivo, è stata nel contempo narrata dal direttore; la musica stessa è però in grado di raccontare la trama, con il motivo ma anche con la scelta degli strumenti all’interno della partitura.  I loro commenti ci gratificano! 

Gli alunni della II D ad indirizzo musicale 

L’Auditorium di Milano è un teatro molto ampio e imponente, l’architettura è in legno ed è elegante, con uno stile moderno e affascinante. Siamo rimasti colpiti dall’immensa grandezza e bellezza del luogo. La sensazione provata è stata fantastica e grandiosa e ci ha fatto sentire degli ospiti speciali.  

Il direttore d’orchestra ci ha fatto una vera e propria lezione su Stravinskij e la sua magnifica opera, ha anche saputo dirigere l’orchestra mentre raccontava la storia de “L’uccello di fuoco. Ci hanno stupito particolarmente l’immensa varietà di suoni e il forte contrasto tra forti e piani, espressi dall’orchestra avvantaggiata dall’ottima acustica dell’edificio, che ha reso l’ascolto molto più intenso di quello digitale, quando sentiamo le canzoni attraverso gli auricolari. 

La scena che ha espresso più magnificenza è stata quella finale per la grandiosità della musica e l’emozione che provocava e, secondo i suoni e la melodia, immaginavamo diverse scene che variavano: abbiamo provato fisicamente dolore nelle scene tristi e gioia nelle scene allegreIl finale trionfale, quindi, spiega che la vita è una lotta fra il bene (l’Uccello di fuoco) e il male (il mago Kašej).  

La vita non ha bisogno di parole; se ti immedesimi, puoi capire la storia e il pensiero dell’autore. La musica classica ti rilassa, trasportandoti in un altro mondo. Ovviamente noi, essendo musicisti, consideriamo la musica un nostro e stretto amico. 

In conclusione, questa uscita didattica non è stata solo un’occasione per ascoltare un grande capolavoro, ma un’esperienza che ci ha uniti come gruppo e arricchiti come persone e come musicisti. Porteremo per sempre con noi il ricordo di questa giornata come un momento speciale in cui la musica è diventata un linguaggio universale capace di parlare direttamente al cuore di ciascuno di noi.

 

Gli alunni della III D ad indirizzo musicale 

Noi alunni di terza eravamo già stati all’Auditorium lo scorso anno per assistere allo spettacolo “Le Ebridi” e siamo tornati con molto piacere in questo luogo speciale e anche questa volta siamo rimasti affascinati dalla bellezza della musica e dalle spiegazioni del direttore.  

Le parti che ci sono piaciute di più sono state il “Rondeau delle principesse” in cui accade l’innamoramento tra il principe Ivan e la principessa e “La danza infernale”. 

Nella scena dell’innamoramento tra il principe Ivan e la bellissima principessa, la musica di Stravinskij  colpisce dritto al cuore. Dopo i ritmi frenetici delle scene precedenti, l’orchestra rallenta e cambia colore, diventando dolce e avvolgente.  

Il tema principale è affidato agli strumenti a fiato, in particolare all’oboe e al flauto, che intrecciano melodie delicate e sognanti. Questa scelta non è casuale: il suono dell’oboe ha un timbro malinconico ma allo stesso tempo molto dolce, perfetto per descrivere il primo incontro tra due giovani che si scoprono innamorati. Gli archi accompagnano il tutto con un suono soffuso, quasi un sussurro, che dà l’idea di un’intimità profonda. Le note sembrano rappresentare la timidezza iniziale di Ivan e la grazia della Principessa.  

È una musica che “respira” insieme ai protagonisti, crescendo d’intensità solo quando il loro legame si fa più forte, per poi tornare al silenzio. In questa scena, Stravinskij ci insegna che in un mondo pieno di creature strane, l’emozione più potente resta quella puramente umana data dagli sguardi dei due innamorati.  

Nella “danza infernale”, invece, la musica è stata travolgente e molto ritmata, con archi e ottoni che rendono l’atmosfera molto crescente. La musica diventava potente e ritmata facendoci immaginare la danza sfrenata di personaggi mostruosi e soprattutto facendoci sentire la presenza di qualcosa di pericoloso e terribile. 

La cosa che più ci ha colpito del concerto, infatti, è stata la capacità di poter capire e seguire la storia senza guardare il balletto, ma semplicemente ascoltando la musica.

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